“Ogni scarrafone è bell’a mamma soja”. 🥰 Ma quando siamo via, cosa succede?

Ed è così che vorrei iniziare questo capitolo dedicato all’idealizzazione di ciò che amiamo di più al mondo e cioè i nostri gatti. 

Per loro, siamo disposti a tutto. O quasi. Come per i bambini, i nostri batuffoli, diventano intoccabili ed eterei e soprattutto i gatti più amabili al mondo. Quelli che non farebbero male ad una mosca. Ma è davvero così? Purtroppo non sempre. E la mia esperienza, come quella di altri colleghi, potrebbe confermarne la tesi. 

I gatti sono esseri estremamente sensibili. 😻 Agli odori, ai rumori, ai movimenti, ai cambiamenti, ai fantasmi 👻 (così dicono), e alle persone stesse, anche a quelle che si occuperanno di lui o di lei, quando tu sarai via per lavoro o per le vacanze estive. Tra questi mici, ritroveremo quelli socievoli o semplicemente abituati a condividere lo spazio con altri animali e con altre persone e che quindi hanno un ruolo all’interno del gruppo, perciò, non faticheranno ad accettare di buon grado anche appunto la cat sitter ‘di turno’.

E poi ci sono loro. Quei mici che io definisco ‘figli unici’, 👑 non solo per indole ma che vivono la loro condizione di unicità per scelta dei genitori/padroni e che col passare del tempo, imparano (anche contro la loro volontà) a condividere il loro spazio solo con sé stessi e con i pochi membri della casa in cui vivono.

E proprio nel corso di questi anni, ho notato ma oserei dire, appurato (anche se il mio veterinario non è esattamente della mia stessa idea 👨🏻‍⚕️😎), quanto i ‘gatti unici’, sviluppino patologie legate allo stress da solitudine, più di quanto succeda in case multi cat. Non sempre sia chiaro, ma il rischio è decisamente maggiore. Quindi, a meno che non imbandiate casa di percorsi e leccornie, o i pelosi abbiano accesso al mondo esterno, il senso di solitudine, noia e apatia, presto o tardi, si farà sentire. 

 Non a caso, come credo in molti sapranno, i gatti hanno iniziato a vocalizzare con noi umani per farci comprendere le loro esigenze e quando non riescono col miagolio, può succedere che passino alle ‘zampe’, 👊🏼🐾 cioè utilizzano la fisicità e gli attacchi per comunicarci qualcosa, ed è quello che è successo proprio a me in un paio di servizi tra cui uno molto recente.

Pensavo fosse amore come è stato quello che mi ha accompagnato negli ultimi anni del mio percorso di cat sitting e invece si è trasformata in una challenge, in una sfida che ha richiesto una conclusione anticipata del servizio a favore del benessere del gatto.

Informazioni non precise od omesse del proprietario, hanno reso l’esperienza decisamente poco piacevole. Per entrambi. Per il gatto perché (da quanto mi è stato comunicato solo a servizio cominciato), non era in grado di instaurare un rapporto amichevole ♥️ con gli estranei e quindi, viveva ogni mio ingresso con grande tensione e attacchi continui che mi hanno lasciato il segno (quello fisico) e dall’altra io che, dispiaciuta, ho dovuto chiedere la sostituzione con una persona abituata da tempo ad entrare e uscire da quell’appartamento per evitare ulteriore stress all’animale, ma che non era una cat sitter, e che si è limitata a dirmi: ‘È un gatto buono’

Il dubbio che con lei l’atteggiamento del micio fosse diverso, vista la mia esperienza, non mi ha del tutto convinta, ma senza entrare nei dettagli, ecco il motivo per cui vi chiedo di essere più onesti possibile nella compilazione del PDF da compilare prima dell’inizio del servizio, proprio per personalizzarlo il più possibile ed evitare situazioni spiacevoli.

Grazie e a presto! 🙏🏼

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